COOPERARE e NON COMPETERE

ITALIANI "brava gente"?

 

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(volantino scaricabie in PDF da qui)

Pensiamo che troppo poco in questi anni si stia parlando delle responsabilità che l’Italia ha per la politica razzista e repressiva messa in atto per vent’anni dal regime fascista nei confronti della minoranza slava in Friuli Venezia Giulia, in Istria e nelle altre terre annesse all’Italia a seguito della Prima Guerra Mondiale.

Già nel 1920 infatti a Trieste viene incendiato dagli squadristi l’Hotel Balkan, edificio che rappresentava il simbolo più importante per gli slavi della zona e dove venivano ospitate tutte le principali organizzazioni economiche e culturali della comunità slovena. D’altronde Mussolini così si esprimeva: “Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. Io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”. Negli anni successivi si sarebbero susseguite le azioni squadriste, che colpivano i simboli, le associazioni e le strutture di aggregazione slave.

Le successive riforme del Governo fascista stabiliscono che nelle scuole pubbliche di Stato l’unica lingua ammessa è l’italiano, pertanto le scuole croate vengono chiuse. Viene proibito l’uso di lingue diverse dall’italiano nei tribunali e negli uffici amministrativi; anche nei negozi e nei luoghi pubblici si proibisce che si canti o si discuta in lingua slava. I nomi delle località ed i cognomi vengono italianizzati, le insegne dei negozi in lingua croata e slovena vengono rimosse; sono proibite le scritte slave persino sulle pietre tombali. Lo Stato italiano non può permettere inoltre che vi siano sacerdoti che officiano la messa in lingua croata o slovena: la legge stabilisce infatti che “in Italia si può pregare solo in italiano.”

Quasi tutte le organizzazioni culturali ed economiche slovene e croate della Venezia Giulia vengono soppresse ed i loro beni confiscati; le politiche del Governo inoltre ostacolano duramente gli agricoltori slavi, favorendo invece gli italiani.

All’interno della società poi il regime fascista mette in campo tutte le tecniche proprie di un sistema totalitario: polizia segreta, delatori, capillare controllo sociale. L’odio nei confronti degli slavi è evidenziato da un testimone dell’epoca: “Sono stati i fascisti i primi che hanno scoperto le foibe ove far sparire i loro avversari. La crudeltà dei fascisti contro chi parlava il croato, o chi si opponeva a cambiare il proprio cognome con altro italiano, era tale che di notte prendevano di forza dalle loro abitazioni gli uomini, giovani e vecchi, e li trascinavano in località dove c’erano delle foibe e dopo un colpo di pistola alla nuca, li gettavano nel baratro. Quando queste cavità erano riempite, ho veduto diversi camion, di giorno e di sera, con del calcestruzzo che si dirigevano verso quei siti e dopo poco tempo ritornavano vuoti.”

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale l’Italia occupa altre regioni della Jugoslavia, dove viene messa in atto per anni una spietata opera di repressione della popolazione, con distruzione di villaggi, stragi di civili, deportazione di decine di migliaia di uomini, donne, vecchi, bambini in campi di concentramento in cui le condizioni di vita sono disumane.

Praticamente nessuno tra i generali italiani è però mai stato condannato per i propri crimini: a differenza della Germania nazista, per l’Italia non si è mai avuto un processo simile a quello di Norimberga. A questo punto è inevitabile chiedersi quando il nostro Paese sarà pronto a prendersi le proprie responsabilità e a fare i conti col proprio passato.

A tale proposito non aiuta secondo noi l’istituzione di una ricorrenza come “Il Giorno del Ricordo”, che si concentra sulla condizione degli italiani esclusivamente come vittime, prendendo in considerazione per i nostri connazionali solo le atrocità subite, che nessuno vuole ovviamente negare, senza considerare però tutti i crimini commessi in precedenza.

Officine di Resistenza


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