TRASFORMARE e NON solo CONOSCERE

Anticapitalismo, Comunità, Beni Comuni e Democrazia

 

Pensare alla comunità in chiave anticapitalista significa considerarla come soggetto collettivo che resiste a quelli che sono gli attacchi del sistema capitalistico in tutte le sue forme. Comunità intesa come “fare e stare insieme” per poter riappropriarci di quei beni comuni che la società e il mercato globale ci sta privando: ciò sta a significare che si dovrà agire in ottica di un’autorganizzazione, un’autodeterminazione. Una comunità che diventa sacca di resistenza che tramuta in pratica la propria idea di mondo, che porterà necessariamente al conflitto, un conflitto non fine a se stesso, ma funzionale al cambiamento, al raggiungimento della vera coesione sociale, alternativa a quella coesione fittizia presentata dalla società borghese.


Avere una diversa ottica di coesione sociale indica avere una diversa idea di giustizia sociale; è fondamentale a tal proposito differenziare questo termine dal concetto di legalità (questo significa che non sempre ciò che è considerato giusto è legale e viceversa non sempre ciò che legale è giusto). Questo va tenuto in seria considerazione tenendo conto del fatto che l’attuale sistema di leggi è inserito, regola ed è parte integrante di un sistema borghese in cui esse sono funzionali per il mantenimento dello status quo. 


Per “bene comune” non si intendono solo i beni materiali necessari per la sopravvivenza dignitosa di una persona all’interno di una comunità, è bene comune anche “la parola” , intesa come strumento politico di emancipazione, di conoscenza e di cambiamento. Parola che ha il potere di ridisegnare l’idea di pensare, l’idea di uomo e di mondo. In quest’ottica ci rendiamo conto di quanto le parole spesso sono stuprate e abusate, tanto da farne perdere il reale e profondo significato, da qui nasce l’esigenza di rifarci un vocabolario di parole significative, in un processo di costruzione/decostruzione dei veri significati. Si tratta di un tentativo di cambiamento reale che passa attraverso (per dirla alla Freire) a un “processo di coscientizzazione” con l'obiettivo .


Un cambiamento che prende vita da una “trasformazione dal basso” entrando nei processi e unendo il politico al sociale, attraverso l’EDUCAZIONE, elaborata come alternativa alla concezione dominante sul territorio (quella dettata dai servizi sociali), e concretizzazione del nostro pensiero filosofico, politico e pedagogico.


Per rendere possibile e credibile questa impostazione è necessario porsi la questione del potere, in quanto pensiamo sia necessario non relegare la politica a mere questioni rivendicative, ma ad un effettivo percorso di DEMOCRAZIA reale che non deleghi a soggetti o coalizioni la rappresentanza delle nostre idee e delle nostre aspirazioni.

 

 

 

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