ROMPERE e NON PARTECIPARE

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Abbiamo due notizie da darti: quella cattiva è che il capitalismo è in crisi, quella buona, che non ne hai bisogno! 

Se Centrodestra e centrosinistra s’interrogano ogni giorno sul “costo del lavoro” per il capitale, noi poniamo la domanda opposta:

Quanto costa il capitalismo al mondo del lavoro?

DUE-NOTIZIE-DA-DARVI

Quanto costa ai lavoratori della Miroglio, della Sito,della Barberis, della Pi.Esse.Gi., a tutti i lavoratori delle aziende in crisi, o a quelli che ancora lavorano per salari da fame? Quanto ai cittadini da mesi in attesa per una prestazione sanitaria in un ospedale stremato dai tagli allo Stato Sociale?

Quanto alle sventurate vittime dei mutui usurai delle banche? Quanto ai migranti che fuggono dalle guerre “umanitarie” e muoiono in mare per eludere i controlli alle frontiere?

Quanto ai cittadini di Taranto morti e malati per l’inquinamento dell’ILVA, alla Valle Bormida deturpata dall’Acna, a tutti noi che subiamo un modello di sviluppo incurante della nostra salute?

Quanto a chi protesta per tutto questo e invece di ascolto trova manganelli e galera?



Assistiamo ad una enorme dissipazione

c’è una moltitudine di risorse (impianti e forza lavoro) che le imprese lasciano inutilizzate, non appena la prospettiva di un guadagno viene a mancare. Eppure, tutte le politiche pubbliche cercano di rianimare il cadavere dell’impresa privata, precarizzando il lavoro per rendere appetibili i suoi investimenti, privatizzando i servizi pubblici e progettando grandi opere inutili per aprire nuove opportunità per i suoi profitti. E i gestori di queste politiche, centrodestra e centrosinistra uniti, consolidano il potere

dellafinanzafacendocipagarefino all’ultimo centesimo il debito pubblico.

Il fallimento di un sistema di potere, il fallimento del capitalismo è sotto gli occhi di tutti. Il capitale sta conducendo questo Paese, questo continente, l’intero pianeta alla catastrofe.

 

Quello che vogliono è la nostra passività. la nostra impotenza è la nostra paura.

Paura di lottare, paura di perdere quel poco che ancora ci rimane. la liberazione verrà solo da noi, o non verrà. I cani da guardia del capitale, i governi a libro paga dei potenti, i sindacati concertativi, la polizia: di fronte alla nostra rivoluzione non potranno niente. Perché noi siamo tutto e loro non sono che violenza. Noi siamo la conoscenza, la tecnica, la ricerca, l’arte. Questa società la facciamo funzionare noi, col nostro lavoro nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, negli ospedali. Con i nostri desideri.

il lavoro non ha bisogno del capitale: della sua frusta,dei suoi manganelli, dei suoi F35, dei suoi Stati, dei suoi spread.

 

Per questo rilanciamo con forza una rivendicazione elementare:

LA NAZIONALIZZAZIONE SENZA INDENNIZZO E SOTTO CONTROLLO DEI LAVORATORI  delle assicurazioni e delle banche, dei settori strategici dell’economia, delle aziende in crisi, che licenziano, che inquinano.

 

  

 

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